Parlare di come crescere su Instagram, oggi, è diventato faticoso. Non perché manchino contenuti, ma perché ce ne sono troppi tutti uguali.
Stesse promesse.
Stesse frasi.
Stessa idea di crescita legata quasi esclusivamente ai numeri.
Da SEO, questo approccio mi ha sempre lasciata perplessa.
Non perché Instagram non funzioni, ma perché spesso viene raccontato come l’unico posto in cui devi crescere, come se tutto il resto fosse secondario.
E quando lavori con progetti strutturati, siti, blog, servizi, percorsi professionali, questa narrazione inizia a stare stretta.
Questo articolo nasce da qui. Dal bisogno di fare ordine.
E anche da una conversazione avuta nel podcast con una professionista concreta del settore Elena Galli (su Ig La Elena Galli), che Instagram lo usa per quello che è: uno strumento, non un fine.
In questo articolo non troverai una guida pratica. Non troverai consigli per “piacere all’algoritmo”. Troverai uno sguardo diverso sulla crescita. Uno sguardo che parte dal progetto, non dalla piattaforma.

Se non ci conosciamo, ciao.
Sono Serena una consulente SEO Freelance e lavoro con progetti digitali che hanno bisogno di struttura, visione e continuità.
Negli anni ho costruito anche due progetti personali, uno legato al food e uno al digital, che mi hanno permesso di osservare Instagram da prospettive molto diverse.
Ed è da qui che nasce questo articolo.
Il problema non è Instagram (ma come lo stiamo rincorrendo)
Instagram non è il problema. Il problema è il modo in cui lo inseguiamo.
Rincorrere Instagram significa adattarsi continuamente a qualcosa che cambia, senza fermarsi mai a chiedersi perché lo si sta facendo.
Nuovi formati, nuovi trend, nuove regole non scritte. E la sensazione costante di essere sempre un passo indietro.
Il risultato non è crescita. È stanchezza.
Molte persone pubblicano con costanza, fanno “tutto giusto”, studiano strategie, salvano post educativi…eppure restano ferme.
O peggio: crescono, ma senza sapere a cosa serve davvero quella crescita.
Quando l’obiettivo diventa “crescere su Instagram”, Instagram prende il controllo del progetto.
E a quel punto non stai più usando uno strumento: lo stai subendo.
La domanda giusta, invece, non è: come cresco su Instagram? Ma: che ruolo ha Instagram nel mio progetto?
Se questa risposta non è chiara, crescere, in qualsiasi modo, non risolve nulla.
Crescere non significa la stessa cosa per tutti
Uno degli equivoci più grandi, quando si parla di crescita su Instagram, è pensare che crescere significhi la stessa cosa per chiunque.
Nel mio lavoro lo vedo chiaramente, anche guardando i miei stessi progetti.
Su Cooking with Sere, ad esempio, i numeri su Instagram contano. Contano perché parliamo di un progetto editoriale legato al food, dove la visibilità ha un peso reale: reach, follower, pubblico ampio. Non ne faccio un’ossessione, ma non fingo che non siano importanti.
Proprio per questo, nel tempo, ho fatto anche investimenti pubblicitari mirati per far crescere il profilo e raggiungere follower davvero in target.
Campagne che hanno funzionato perché non erano “sparate nel vuoto”, ma inserite dentro una strategia più ampia: un profilo chiaro, contenuti coerenti e un lavoro di SEO su Instagram che rendeva tutto più trovabile e comprensibile, dentro e fuori la piattaforma.
Non per “gonfiare” i numeri, ma perché in quel contesto la crescita ha una funzione precisa: ampliare la platea, dare forza al progetto, renderlo più riconoscibile.
Su Digital with Sere, invece, il discorso è diverso. La crescita è più lenta. I numeri sono più piccoli. Non ho un grande numero di follower.
Eppure, questo non mi ha mai impedito di lavorare, di vendere i miei servizi, di costruire un progetto sostenibile.
Perché Digital with Sere non vive solo su Instagram.
È un ecosistema fatto di più asset: sito, blog, SEO, contenuti che lavorano nel tempo, relazioni online e offline costruite con calma.
Se domani Instagram si fermasse, Digital with Sere non crollerebbe.
Lo stesso vale per Cooking with Sere. Anche lì esiste una struttura che va oltre il social.
Certo, mi farebbe male. Perché in entrambi i progetti ho costruito una community, e perdere quello spazio di relazione sarebbe la parte più difficile da accettare.
Ma è proprio questo il punto: la community resta, anche quando cambia il luogo in cui la incontri.
Questo per me è il cuore del discorso. La crescita su Instagram ha senso solo se è coerente con il tipo di progetto che stai costruendo.
Su alcuni profili i numeri sono parte del gioco. Su altri, no.
E confondere questi due piani è uno dei motivi principali per cui tante persone si sentono sempre “indietro”, anche facendo tutto bene.
Lo sguardo di una SEO sulla crescita su Instagram (oggi)
Il modo in cui guardo a Instagram è inevitabilmente influenzato dal mio lavoro.
Da SEO sono abituata a ragionare in termini di struttura, intenzione di ricerca, durata nel tempo.
Ed è impossibile, oggi, non portare questo sguardo anche sui social, dove SEO e contenuti stanno dialogando sempre di più.
Da SEO, una delle prime cose che impari è distinguere tra ciò che dipende da te e ciò che non dipende da te.
Instagram, come tutti i social, è uno spazio che non possiedi: funziona finché le regole restano quelle, finché l’algoritmo ti premia, finché sei presente.
Non è un limite. È una caratteristica.
Il problema nasce quando costruisci tutto lì sopra, come se fosse una base stabile, quando in realtà è traffico in affitto.
E da SEO, affidare un progetto intero a un canale che non controlli non è mai una strategia sostenibile.
Per molto tempo Instagram è stato raccontato come un ambiente chiuso: o cresci lì, o non cresci. O sei visibile nel feed, o non esisti.
Da questo punto di vista, la differenza con la SEO è evidente.
Un contenuto ottimizzato sul tuo sito, una pagina che intercetta una ricerca reale, un articolo che risponde a un bisogno concreto: sono asset che restano, che lavorano anche quando tu non sei online.
Su Instagram, invece, tutto è più veloce. Un contenuto può funzionare molto oggi e sparire domani.
Ed è proprio per questo che, se lo guardi con uno sguardo SEO, Instagram non può essere il centro del progetto, ma una delle sue leve.
Questa visione, oggi, è sempre meno aderente alla realtà. Instagram non è più solo un luogo in cui mostrarsi. Questa trasformazione, però, apre uno scenario nuovo e molto interessante.
Perché se è vero che Instagram resta una piattaforma esterna, è anche vero che oggi sta timidamente iniziando a pensare sempre di più come un motore di ricerca.
Le persone non scorrono soltanto: cercano. Cercano profili, soluzioni, contenuti specifici.
E quando inizi a pensare Instagram in questi termini, il modo di creare contenuti cambia radicalmente.
Sta diventato, a tutti gli effetti, un motore di ricerca interno.
E sempre più spesso, anche un punto di passaggio per essere trovati fuori dalla piattaforma grazie a Google.
Qui entra in gioco la SEO. Parlare di SEO su Instagram non significa “fare solo le caption ottimizzate” o inseguire formule magiche.
Significa essere chiari su chi sei, di cosa parli e per chi sei rilevante.
Parole, contesto, coerenza: sono gli stessi elementi che funzionano sui siti.
E quando li porti anche su Instagram, non stai solo migliorando la visibilità dentro la piattaforma, ma stai creando connessioni tra i canali.
È qui che Instagram smette di essere isolato e inizia a dialogare con il resto del progetto.
Oggi le persone cercano:
- profili
- contenuti
- creator
- risposte
direttamente dentro Instagram.
Ma quei contenuti, se strutturati bene, iniziano anche a dialogare con Google, con le SERP, con un ecosistema più ampio.
Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce il lavoro che sto portando avanti con creator del mondo food.
Un percorso che è ancora in fase di analisi, ma che sta già producendo un effetto chiaro: spostare l’attenzione dalla performance alla trovabilità.
Quando inizi a pensare i contenuti anche in ottica SEO, cambia la domanda di partenza.
Non più “cosa pubblico oggi?”, ma “per cosa voglio essere trovata, qui e fuori da qui?”.
Ed è qui che cambia tutto. Per molti creator, questo passaggio è liberatorio.
Perché essere trovati significa non dover urlare, non dover inseguire continuamente la visibilità, non dover dipendere solo dall’algoritmo del momento.
Da SEO, questo è il punto che considero più importante: quando un progetto è chiaro, i canali iniziano a sostenersi a vicenda. E Instagram diventa uno spazio in cui crescere, non un luogo da rincorrere.
Essere trovati su e (fuori) Instagram (per poter respirare)
C’è un aspetto di cui si parla ancora troppo poco, quando si discute di crescita su Instagram:
essere trovati.
Non diventare virali.
Non piacere all’algoritmo.
Ma farsi trovare da chi sta già cercando qualcosa di specifico.
Per molti creator, soprattutto nel mondo del food, questo è il vero punto di svolta.
Perché quando inizi a essere trovata:
- per quello che fai
- per quello di cui parli
- per come lo racconti
la pressione della performance diminuisce. Respiri.
Non devi più rincorrere continuamente la visibilità, perché una parte di quella visibilità arriva in modo più stabile, più coerente, più intenzionale.
Da SEO, questo meccanismo è chiarissimo.
Ed è lo stesso principio che vale per i siti: non tutto il traffico deve arrivare dall’homepage.
Anzi.
Instagram non come scorciatoia, ma come parte della struttura
Questo è il punto che, da SEO, mi interessa di più chiarire.
Instagram non deve sostituire un progetto.
Non deve fare tutto.
Non deve essere l’unica fonte di visibilità.
Ma può diventare una leva potentissima quando viene integrato in una struttura più ampia.
Una struttura che ti permette di respirare, di non dipendere da un solo canale, di crescere senza sentirti sempre in rincorsa.
Ed è anche per questo che continuo a ripetere una cosa, forse scomoda: la crescita più sana su Instagram non nasce dall’ossessione per Instagram, ma dalla chiarezza su chi sei, cosa fai e dove vuoi essere trovato.
Perché ho voluto parlarne anche nel podcast
A un certo punto ho sentito il bisogno di mettere parole chiare a una riflessione che sentivo dentro.
Non basta pensarla diversamente: volevo confrontarmi con una professionista che non racconta scorciatoie, ma pratica Instagram come strumento concreto per chi lavora davvero.
Per questo ho dedicato una puntata del podcast a una chiacchierata con Elena Galli, Instagram coach da anni, con un percorso personale e professionale solido alle spalle.
Non una guru dei social. Una persona che ha:
- gestito un’attività reale per anni
- affrontato fallimenti e scoperte
- trasformato la propria esperienza in un approccio autentico
- aiutato professionisti e freelance a usare Instagram con risultati veri, non miracolosi.
Con Elena abbiamo parlato di cose che troppo spesso restano nel non detto:
- autenticità (quella vera, non quella da slogan)
- costanza intesa come presenza sostenibile, non come pubblicare a ogni costo
- e soprattutto di quanto siamo entrambe allergiche alla fuffa e a chi promette risultati facili, garantiti, in 30 giorni
Nel confronto è emersa una cosa limpida: Instagram può funzionare molto bene, ma solo se lo integri in un progetto consapevole, non se lo insegui come fosse il fine ultimo.
Instagram non ti farà vendere da solo. Instagram non sostituisce un progetto strutturato.
Instagram può essere potente quando smetti di chiedergli di fare tutto.
Questa conversazione mi ha confermato una cosa importante: la crescita sana non nasce da promesse urlate, ma da scelte coerenti e da una presenza pensata, non reattiva.
Quando smetti di rincorrere Instagram, cambia anche il modo in cui lavori
C’è un effetto collaterale positivo, quando smetti di rincorrere Instagram, di cui si parla poco: cambia il modo in cui vivi il tuo lavoro.
Quando Instagram non è più l’unico luogo in cui devi dimostrare qualcosa, il tempo si dilata.
Le decisioni diventano più lucide. La comunicazione smette di essere reattiva e torna a essere intenzionale.
Non pubblichi più perché “devi esserci”. Pubblichi perché hai qualcosa da dire, in quel momento, in quel modo.
Da SEO, questo passaggio mi è molto chiaro anche nei progetti che seguo.
Quando una persona smette di basare tutto sulla performance immediata, iniziano ad emergere altre priorità: la qualità dei contenuti, la coerenza del messaggio, la sostenibilità nel tempo.
È qui che entra davvero in gioco l’idea di ecosistema.
Instagram non sparisce, ma smette di essere il centro di gravità.
Diventa uno dei punti di contatto, insieme al sito, al blog, alla newsletter, alla community.
Questo cambia anche il rapporto con i numeri. Non perché smettano di contare, ma perché non sono più l’unico metro di valutazione.
Il valore inizia a misurarsi anche in:
- contatti più consapevoli
- richieste più in linea
- relazioni più solide
- meno dispersione di energie
Ed è un cambio che, nel tempo, fa la differenza.
Personalmente, è stato uno dei motivi per cui ho iniziato a sentirmi più serena nel mio lavoro.
Sapere che il progetto non dipende da un singolo canale, da un singolo algoritmo, da una singola piattaforma, ti permette di lavorare meglio.
Con più continuità.
Con meno ansia.
Non è una scelta che porta risultati immediati. Ma è una scelta che regge.
Ed è forse questo il punto più importante: smettere di rincorrere Instagram non significa rinunciare alla crescita, ma scegliere un tipo di crescita che puoi sostenere davvero, nel tempo, senza snaturarti.
Quando Instagram funziona, ma non ti fa crescere davvero
C’è una situazione che incontro spesso, lavorando con professionisti e creator: Instagram sembra funzionare, ma qualcosa non torna.
I contenuti hanno engagement.
Le visualizzazioni ci sono.
A volte anche i follower aumentano.
Eppure la sensazione è sempre la stessa: “Sto andando bene, ma non sto crescendo davvero.”
Questo succede quando la crescita resta confinata dentro la piattaforma, senza tradursi in qualcosa di più solido. Visibilità che non diventa contatto. Interazione che non diventa relazione. Numeri che non diventano progetto.
Da SEO, questo meccanismo mi è molto familiare.
È lo stesso errore che si fa quando si lavora su un sito solo per “portare traffico”, senza chiedersi che tipo di traffico e per fare cosa.
Engagement alto, progetto fragile
Instagram è bravissimo a dare segnali positivi nel breve periodo. Like, commenti, condivisioni.
Tutto sembra dire: stai facendo bene.
Il problema nasce quando quei segnali diventano l’unico metro di valutazione.
Ci sono profili che:
- crescono rapidamente
- ottengono ottime performance
- sembrano “funzionare”
ma non costruiscono nulla che resti.
Basta un cambio di algoritmo, un periodo di stanchezza, una pausa forzata…e tutto si ferma.
Non perché Instagram abbia smesso di funzionare. Ma perché non c’era una struttura sotto.
La frustrazione di chi “fa tutto giusto”
Questa è forse la parte più delicata.
Perché spesso a vivere questa situazione sono persone che:
- studiano
- si impegnano
- applicano strategie
- sono costanti
E proprio per questo fanno ancora più fatica ad accettare che, nonostante tutto, la crescita non porti i risultati sperati.
Il punto non è che stanno sbagliando.
Il punto è che stanno chiedendo a Instagram qualcosa che Instagram, da solo, non può dare.
- Vendite.
- Stabilità.
- Autorevolezza.
- Continuità.
Sono tutte cose che nascono da un progetto più ampio, non da una singola piattaforma.
Quando “andare bene” non basta più
Arriva un momento, soprattutto per chi lavora nel food, nei servizi, nella consulenza, in cui “andare bene” non è più sufficiente.
Non basta pubblicare. Non basta seguire i trend. Non basta crescere un po’ ogni mese.
Serve capire dove stai andando.
Ed è qui che molte persone iniziano a sentirsi bloccate, anche con profili apparentemente sani. Perché manca un passaggio fondamentale: trasformare la visibilità in direzione.
Instagram, da solo, non può farlo.
Ma può diventare un alleato potente se smette di essere l’unico posto in cui cerchi di crescere.
La crescita che non fa rumore, ma dura
La crescita più interessante, quella che vedo funzionare meglio nel tempo, è spesso anche la meno appariscente.
È fatta di:
- contenuti chiari
- messaggi ripetuti con coerenza
- presenza costante ma sostenibile
- integrazione tra canali
Non fa rumore.
Non esplode.
Ma regge.
E soprattutto ti permette di smettere di rincorrere Instagram per iniziare a usarlo davvero, per quello che può essere: una parte del percorso, non il traguardo.
Instagram funziona meglio quando non è da solo
C’è un momento, nel lavoro con i progetti digitali, in cui questa cosa diventa evidente:
Instagram rende di più quando non gli chiedi di essere tutto.
Quando esiste un sito che raccoglie, approfondisce, struttura.
Quando c’è un blog che lavora nel tempo.
Quando la SEO costruisce una base che non dipende dall’umore di una piattaforma.
In questo scenario Instagram cambia ruolo.
- Non deve più spiegare tutto.
- Non deve più convertire tutto.
- Non deve più sostenere tutto il peso del progetto.
Diventa un ponte. Un luogo di relazione. Un amplificatore di contenuti che hanno già una casa.
Da SEO, è qui che vedo la differenza più grande tra i progetti che resistono e quelli che si consumano.
Non è una questione di velocità, ma di struttura.
Crescere lentamente, con fondamenta solide, spesso porta risultati più stabili di una crescita rapida costruita solo sulla visibilità del momento.
Quando la crescita smette di essere una gara
Un altro effetto interessante del “non rincorrere Instagram” è che cambia anche il modo in cui ti confronti con gli altri.
Smetti di guardare profili che fanno un lavoro diverso dal tuo come modelli da imitare.
Smetti di misurarti con numeri che non hanno lo stesso significato per il tuo progetto.
Smetti di chiederti continuamente se stai facendo abbastanza.
La crescita, a quel punto, smette di essere una gara. Diventa una traiettoria.
E questo vale soprattutto per chi lavora nel food, nei servizi, nella formazione, nella consulenza: settori in cui autorevolezza e fiducia contano molto più della viralità.
Una riflessione finale
Non tutti devono crescere su Instagram allo stesso modo. Non tutti devono crescere velocemente. E soprattutto, non tutti devono rincorrere una piattaforma per sentirsi legittimi.
Se c’è una cosa che il mio lavoro da SEO, e il confronto con altre professioniste nel podcast, mi ha confermato, è questa: la crescita più sana è quella che arriva quando smetti di inseguire il mezzo e inizi a costruire il progetto.
Instagram può essere parte di questo percorso. Ma non deve essere il centro di tutto.
La vera domanda, forse, non è come crescere su Instagram. Ma come vuoi crescere tu.
Se questo approccio risuona con il tuo modo di lavorare, e senti il bisogno di fare ordine tra contenuti, Instagram e progetto, possiamo parlarne.
Mi occupo di SEO e strategia per chi vuole costruire qualcosa che duri.
Qui trovi come contattarmi.


