A volte il problema non è avere poche idee. È averne tante, continuare a pubblicare e, a un certo punto, non capire più bene dove si sta andando.
Roberto l’ho conosciuto durante Food Passion & Profession – Ti Lancio, il percorso dedicato al mondo dei food creator in cui ci siamo incontrati per la prima volta. Da lì siamo rimasti in contatto e nei mesi ci siamo ritrovati anche in diverse occasioni ed eventi legati al mondo food.
Nel frattempo ho continuato a seguire il suo progetto, Dolci di Robi, nato dalla sua grande passione per la pasticceria casalinga.

Qualche tempo dopo quel primo incontro, Roberto mi ha contattata perché sentiva di essere arrivato a un punto particolare del suo percorso.
Pubblicava con costanza, aveva già costruito la sua community e alle spalle aveva molti contenuti. Non partivamo quindi da zero e, soprattutto, il suo problema non era trovare qualcosa da pubblicare.
Il problema era che aveva iniziato a perdere la direzione.
Continuava a creare ricette e Reel, ma faceva sempre più fatica a capire cosa stesse realmente funzionando, quali contenuti avessero senso per il suo progetto e dove concentrare le sue energie.
E quando continui a produrre senza avere più così chiaro il perché, alla lunga arriva anche la frustrazione.
Si pubblica un Reel, si guardano le visualizzazioni, si prova qualcosa di diverso, magari si segue ciò che sembra funzionare in quel momento e poi si cambia ancora. Il rischio è che ogni contenuto inizi a vivere da solo e che diventi sempre più difficile capire cosa racconti davvero il progetto nel suo insieme.
È proprio da qui che siamo partiti.
Nel Reel racconto in sintesi il percorso fatto insieme. Qui voglio entrare un po’ più nel dettaglio, perché il lavoro con Roberto non ha riguardato soltanto l’ottimizzazione dei suoi contenuti, ma soprattutto il modo in cui ha iniziato a pensarli.
Ripartire dal progetto, non dall’algoritmo
Una delle prime cose che abbiamo fatto è stata smettere, almeno per un momento, di guardare soltanto ai singoli contenuti e ripartire da Roberto.
Da quello che gli piace preparare, dal modo in cui racconta le sue ricette e dalle persone che vuole raggiungere.
Il suo mondo era già molto riconoscibile: dolci fatti in casa, biscotti, ciambelloni, muffin, crostate e preparazioni golose, ma accessibili, che una persona possa davvero pensare di rifare nella propria cucina.
Da qui abbiamo iniziato a mettere a fuoco una direzione più chiara: dolci belli da preparare in casa, spiegati in modo semplice.
Sembra quasi una definizione banale, ma sapere con maggiore precisione cosa vuoi raccontare ti permette di iniziare a fare delle scelte.
Quali ricette hanno davvero senso per il profilo? Quali domande può avere il pubblico? Quali contenuti possono essere semplicemente belli da vedere e quali, invece, possono essere utili, essere salvati o rispondere a una ricerca precisa?
È proprio da queste domande che abbiamo iniziato a lavorare con la SEO.
Con Roberto abbiamo fatto 5 incontri individuali dedicati alla SEO applicata ai contenuti e a Instagram. Non volevo consegnargli un piano editoriale già pronto da eseguire. L’obiettivo era dargli gli strumenti per riuscire progressivamente a costruirlo da solo.
Abbiamo lavorato sulla ricerca delle parole chiave e sugli intenti di ricerca, sul posizionamento del profilo, sulla bio, sui titoli, sulle caption per Instagram e sul modo in cui i diversi contenuti potevano inserirsi all’interno di una strategia più ampia.
Ma soprattutto abbiamo cercato di trasformare la SEO da qualcosa di teorico a qualcosa che Roberto potesse realmente utilizzare ogni volta che si trovava davanti alla domanda: “Cosa pubblico?”
Dalle keyword alle idee per i contenuti
Parlare di parole chiave serve a poco se poi non sappiamo cosa farcene. Per questo siamo partiti direttamente dalle ricette di Roberto.
Prendiamo una preparazione semplice come i muffin. Non esiste soltanto la ricerca generica “muffin”. Ci sono persone che cercano muffin senza burro, varianti con determinati ingredienti, ricette per la colazione oppure soluzioni a problemi specifici legati alla preparazione.
Dietro una singola ricetta possono esserci bisogni e ricerche molto diversi e ognuno di questi può diventare il punto di partenza per un contenuto.
È uno degli aspetti della SEO al quale tengo maggiormente quando lavoro con un creator: la keyword non deve dirti cosa sei obbligato a pubblicare. Deve aiutarti a capire meglio cosa stanno cercando le persone.
Poi entra in gioco il tuo progetto.
Perché non tutte le ricerche sono adatte a te e non tutto quello che ha volume deve necessariamente diventare un contenuto. La parte strategica sta proprio nel trovare il punto di incontro tra quello che interessa al pubblico e quello che vuoi raccontare.
Abbiamo quindi iniziato a lavorare sulle caption, sui titoli dei contenuti, sul naming e sulla chiarezza delle informazioni, inserendo le parole chiave in modo naturale e senza trasformare i testi in qualcosa scritto esclusivamente per un algoritmo.
Abbiamo ragionato anche sul rapporto sempre più stretto tra social e motori di ricerca. Un contenuto pubblicato su Instagram non deve essere pensato soltanto per chi scorre il feed: può rispondere a una ricerca precisa, essere trovato attraverso la ricerca interna della piattaforma e, in alcuni casi, avere visibilità anche al di fuori di Instagram.
Ma tutto parte sempre dallo stesso principio: farsi capire. Dalle persone, prima ancora che dagli algoritmi.
Non solo Reel: dare una funzione diversa ai contenuti
Un’altra parte importante del lavoro con Roberto è stata ragionare sui formati.
Utilizzava molto i Reel e non c’era alcun motivo per smettere di farlo. Il punto era non chiedere allo stesso formato di fare tutto.
Un Reel breve e molto visivo può essere perfetto per attirare l’attenzione e mostrare immediatamente il risultato di una ricetta. Un carosello passo passo può avere invece una funzione diversa: spiegare con più calma una preparazione, essere consultato mentre si cucina e diventare un contenuto utile da salvare.
Abbiamo quindi iniziato a ragionare non soltanto sulla singola pubblicazione, ma anche su rubriche e filoni editoriali che potessero creare continuità.
Una delle idee nate durante il percorso è stata “Una base, mille dolci”: partire da una preparazione fondamentale della pasticceria e utilizzarla per sviluppare ricette e contenuti differenti.
Il passaggio che volevo fare con Roberto era proprio questo: smettere di pensare a una successione di contenuti isolati e iniziare a costruire piccoli percorsi editoriali.
Pubblico una ricetta e poi cosa succede?
C’è un dubbio che posso approfondire? Una variante? Una tecnica? Un errore comune? Un’altra preparazione collegata?
A volte una sola idea contiene già molti più contenuti di quelli che immaginiamo.
E questo cambia anche il modo in cui si vive la produzione editoriale: invece di inseguire continuamente l’idea nuova, si impara a lavorare meglio su ciò che è già coerente con il proprio progetto.

Nel caso di Roberto non voglio raccontare questo percorso attraverso lo screenshot di un singolo Reel o una posizione raggiunta su Google.
Non perché i risultati non contino, ma perché non sarebbe quello l’aspetto più interessante del lavoro che abbiamo fatto insieme.
Il cambiamento principale è stato nel modo in cui Roberto ha iniziato a pensare ai suoi contenuti.
Durante il percorso ha imparato a partire anche dalle ricerche delle persone, a individuare parole chiave e intenti, a ragionare sui diversi formati e a scegliere con maggiore consapevolezza gli argomenti da sviluppare.
Soprattutto, ha iniziato a capire il perché delle sue scelte.
Nella sua testimonianza Roberto racconta di aver notato anche maggiori interazioni, maggiori visualizzazioni e una maggiore indicizzazione dei suoi contenuti. Sono risultati che lui stesso collega al lavoro fatto durante il nostro percorso.
Ma preferisco lasciare che sia direttamente lui a raccontarlo.
C’è una frase, in particolare, che secondo me sintetizza molto bene quello che è successo durante il lavoro insieme:
“Mi hai aperto un mondo.”
Ed è probabilmente il risultato che considero più importante.
Perché il mio obiettivo non era fare in modo che un contenuto funzionasse grazie a me.
Era dare a Roberto gli strumenti per continuare a lavorare anche senza di me.
La SEO come direzione, non come lista di regole
Ho scelto di raccontare il percorso di Roberto perché rappresenta bene un aspetto della formazione SEO al quale tengo particolarmente.
Non sempre serve produrre di più.
A volte serve fermarsi e capire meglio quello che stiamo già facendo.
Roberto pubblicava prima del nostro percorso e ha continuato a pubblicare dopo. Quello che è cambiato è il livello di consapevolezza con cui costruisce i suoi contenuti e prende le sue decisioni editoriali.
Ed è anche il motivo per cui non considero la SEO soltanto un insieme di tecniche per posizionarsi su Google.
Per me è prima di tutto un modo di ragionare: conoscere il proprio progetto, capire cosa cercano le persone e trovare il punto in cui queste due cose possono incontrarsi.
Su un blog, su Google, su Instagram e, più in generale, in tutti gli spazi digitali in cui scegliamo di costruire il nostro progetto.
È questo che cerco di fare anche attraverso i miei percorsi di formazione SEO one to one.
Non consegnarti semplicemente una lista di cose da fare, ma lavorare insieme sul tuo progetto perché tu possa comprendere le logiche che ci sono dietro e utilizzarle anche quando il nostro percorso sarà terminato.
Non dirti cosa pubblicare. Darti gli strumenti per capire perché lo stai pubblicando.
Se anche tu crei contenuti nel mondo food e senti di stare pubblicando tanto senza avere più una direzione chiara, possiamo partire proprio da qui.
Nel mio percorso di corso SEO per blogger one to one lavoriamo sul tuo progetto, sui contenuti che stai già creando e sulle persone che vuoi raggiungere, per costruire una strategia che tu possa poi continuare a gestire in autonomia.
Se vuoi capire se questo percorso può essere adatto a te, scrivimi e raccontami a che punto sei con il tuo progetto.
